mercoledì 21 novembre 2012

hamburger!


Non si possono sempre mangiare zuppette di legumi ma questi ultimi vanno mangiati spesso perchè è la nostra principale fonte proteica. Gli hamburger sono semplici e buoni. Ci si può divertire cambiando qualche ingrediente, mettendo spezie, insomma liberando la fantasia.


Per 2 hamburger grandi:

60 g  di farro
1      mestolo di fagioli cannellini
1/2   cipolla
1/2   carota
1      costa di sedano
1      pomodoro o un cucchiaino di concentrato di pomodoro
2      cucchiaio di farina
1      manciata di prezzemolo

Cuocere i fagioli con olio, cipolla e pomodoro, da parte bollire il farro. Una volta cotti, scolare sia il farro che i fagioli e unirli, mescolare e frullare un po', non troppo, il composto deve solo amalgamarsi. A questo punto unire la farina e mettere il tutto sul fuoco, cuocere girando bene fino a quando il composto risulti bello asciutto. Lasciare raffreddare e intanto in una padella versate il battuto di cipolla, sedano e carota, con l'olio e lasciar soffriggere. Quando è pronto aggiungete gli hamburger che avrete preparato con le mani o con l'apposito strumento e rosolare finché non risultino dorati.



Con la parola hamburger associo: USA, MacDonald's, Centri Commerciali, Autogrill, Aeroporti insomma la patria dei non_luoghi. 
Il concetto di non_luogo è una denuncia di assenza dello stesso spazio, enfatizza la mancanza di qualcosa, in un luogo, inteso come spazio geografico ma anche sociale, identitario e relazionale.  Il non_luogo è qualcosa che non c'è quindi non potrebbe essere messo a paragone con altri luoghi eppure in questi ultimi anni è andato affermandosi dando vita ad un soggetto antropologico socialmente solo e instabile che trova la sua tranquillità nella dimensione chiusa, "sicura", sempre uguale, omologata ma per lui familiare. Oggi la città è un contenitore di diversità etnica, culturale e sociale e vive la difficoltà del momento di relazionarsi e convivere ed è decisamente più facile ripararsi, proteggersi nel non_luogo, lontano da essa, tendendo ad  ignorarne gli effetti dei contrasti che vive. Si creano così spazi uguali, globali, gli uni uguali agli altri e si perde di vista il valore che ha in loco uno spazio, una persona, un pensiero comune ma non per questo omologato.
Questa preminenza del globale sul locale avrà conseguenze fortissime sull'arte e l'architettura ma anche sulla vita stessa. E se le architetture di oggi vengono presto agganciate al consumo mondiale, avremo che il globale cancellerà il locale e mentre i non_luoghi diventano luoghi, i luoghi sembreranno destinati a tramontare e diventeranno non_luoghi per la mancanza di quel tessuto sociale, spazio costruito, che permette di definirli.

"Era la prima volta che venivo a Trude, ma conoscevo già l’albergo in cui mi capitò di scendere; avevo già sentito e detto i miei dialoghi con compratori e venditori di ferraglia; altre giornate uguali a quella erano finite guardando gli stessi ombelichi che ondeggiavano. Perché venire a Trude?
Mi chiedevo. E già volevo ripartire.
-Puoi riprendere il volo quando vuoi, - mi dissero, - ma arriverai a un’altra Trude, uguale punto per punto, il mondo è ricoperto da un’unica Trude che non comincia e non finisce, cambia solo il nome dell’aeroporto
” 
[Italo Calvino, "Le Città Invisibili", 1972]


Su tale argomento, consiglio un libro di Marc Augè "Non Luoghi" del 1992.





Nessun commento:

Posta un commento