martedì 29 ottobre 2013

un budino alla Meier


Quando sono andata in giro per Den Haag, la città olandese che tutti conosco come L'Aia, ho subito trovato il mio punto di riferimento per orientarmi. La city hall e la biblioteca, un immenso edificio rivestito di bianco e vetrato. Seppur ricopre un intero isolato riesce a dare una sensazione di leggerezza almeno alla vista. Non ho pensato due volte e ho associato il tutto ad un bel budino di latte di riso, bianco scarlatto.

500 gr di latte di riso
 30 gr di zucchero di canna
   2 cm di stecca di vaniglia
   1 cucchiaino di agar agar

Portare il latte con la stecca di vaniglia ad ebollizione, scioglie lo zucchero, aggiungere l'agar agar e mescolare bene con una frusta per una trentina di secondi, in modo che la "polverina magica" si sciolga bene e faccia il suo effetto solidificante. Versare in dei contenitori a piacimento in modo da dare le forme più strane e aspettare. Trascorse un paio d'ore il budino sarà pronto. 

Ritornando all'edificio, non è stato così difficile capire di chi fosse il progetto, bianco, vetro e pilastri… si, è proprio di Meier, costruito nel 1995. L'ambiente interno é molto luminoso e spazioso grazie alle grandi vetrate e la struttura fatta di pilastri, rigorosamente circolari, e travi  è ben visibile già dall'esterno. 


Non amo molto quest'opera, c'è troppo tutto insieme, ma piccole cose mi hanno colpito come la parte finale a cuneo poggiata su un basamento di vetro e il retro con la soluzione delle scale di emergenza esterne. Poi lateralmente c'è questa soluzione compositiva: l'architetto porta all'esterno la struttura per dare spazio ad una parete completamente vetrata che è quella del corpo scala.


mercoledì 7 agosto 2013

torta salata



Un pranzetto con le amiche è quello che ci vuole nel mio day_off, soprattutto se ci sono idee da condividere e progetti da impiantare! Ovviamente pensare richiede molta energia così è bene preparare qualcosa di gustoso, semplice e nutriente come una buona torta salata e una fresca insalata mista.

Per la pasta:

200 g di farina
100 g di acqua calda 
   1     cucchiaino colmo di sale
   2     cucchiai di olio di semi di mais

Impastare in una ciotola tutti gli ingredienti e lasciare riposare almeno per 30 minuti.

Per il ripieno:

100 g di tofu
   1   melanzana
   2   peperoni
   1   cipolla rossa
        basilico
        sale
        pepe
        olio evo

Mentre l'impasto riposa, tagliare le verdure a julienne, farle saltare in padella con l'olio, salarle a metà cottura e aggiustarle di pepe. Una volta cotte, spezzettare qualche foglia di basilico. Prendere l'impasto, stenderlo con un mattarello e adagiarlo su una teglia precedentemente oleata e infarinata. Versare metà delle verdure, coprire con il tofu tagliato a fette e adagiarci l'altra metà. Chiudere la torta tirando verso il centro il restante impasto (la mia teglia era circolare!). Non vi preoccupate se l'impasto non copre totalmente la parte superiore, anzi, è bene che al centro sia un po' scoperta per non farla gonfiare. Infornatela a 200° in forno ventilato per 30 minuti e il pranzo è pronto! 

mercoledì 31 luglio 2013

polpette nordiche


Non c'è stato tempo, come Bian Coniglio in Alice nel Paese delle Meraviglie che correva con l'orologio  in mano sapendo di essere sempre in ritardo. Ma poi per cosa? Cosa avrebbe dovuto fare? Dove doveva andare? Chissà, però è un bell'esempio calzante di quando si è stressati e sempre in movimento. Era ora di trovare un punto fermo fisicamente ma soprattutto mentalmente. Un punto in equilibrio. 
Siamo in Olanda, tra casette strette e scale impossibili, nel bel mezzo di corsi d'acqua e parchi immensi. Devo fare ordine, tra luoghi, immagini, colori, odori, sapori e parole perché c'è ancora molto caos. Non è così semplice, la lingua sembra uno stupro per le corde vocali, un misto tra inglese e tedesco riuscito male, il cibo, confezionato in ogni singolo pezzo, mi ritrovo tra gli scaffali a guardare allibita questa merce perfettamente compatta e luccicante. Per non parlare della quantità di cibo precotto. 
Per ristabilire l'equilibrio ho mangiato riso integrale e tè verde a pranzo, mentre polpette di soia e insalata a cena prima del tramonto. 

100 g bocconcini di soia
     1   mestolo di cerali in fiocchi e semi misti
     1   cucchiaino di curcuma
     1   pizzico di noce moscata
          sale
          pepe
          olio evo

Cuocere i bocconcini di soia come indicato nella confezione, nel frattempo immergere cereali e semi in acqua tiepida per 10 minuti. Strizzare il tutto e mescolare, aggiungere le spezie aggiustare di sale e con mani inumidite formare palline di dimensioni simili. Poggiarle in una teglia unta e cuocere a forno ventilato (si qui, in casa ho il forno ventilato, una scoperta!) per  20 minuti a 200° o comunque fino a quando non sono belle dorate.

Per l'architettura ci vorrà un po' di tempo anche perché vorrei fare un tour e mostrarvi in questo modo parte dell'Olanda. Sarà un bel lavoro.




venerdì 25 gennaio 2013

grattacielo macro


Ieri avevo proprio bisogno di una ricetta per equilibrare corpo e mente, soprattutto mente visto che la notte prima l'avevo passata con gli occhi sbarrati e mille pensieri, data la notizia dell'incidente di un mio caro amico trasferitosi al nord perché insegnante. E' stato investito mentre cammina a piedi, la dinamica non la conosco ancora bene, ma mi hanno raccontato che se avessi sentito il racconto dell'incidenti e visto lui vivo, in un letto di ospedale, avrei gridato al miracolo. 
Questo è un piatto con dedica e tanto amore.

zucca
fagioli azuki
pane integrale
alga kombu
cipolla 
aglio
sedano
olio 
sale

Bollire gli azuki con alga con kombu. In una padella far rosolare la cipolla, carota e sedano tritati, aggiungere i fagioli cotti e farli insaporire per una decina di minuti. Ne frattempo prendere la zucca e tagliarla a forma rettangolare dello spessore di 1 cm, riscaldare una padella antiaderente e farla abbrustolire da entrambi i lati, la stessa cosa con il pane integrale. Gli azuki raffreddati ed insaporiti andranno poi frullati con il minipimer in modo da ottenere una bella crema omogenea che messa in una saccapoche verrà utilizzata per comporre il grattacielo. Ora viene il bello! Alternando uno strato di azuki, pane e zucca, gli ultimi due conditi prima con olio e sale, dare forma ad un grattacielo e vedere quanti strati riuscirete a tener in piedi! 



"Il concetto ed il procedimento da me adottai per il Seagram Building (1954 - 1958, New York) non differiscono per nulla da quelli di qualsiasi altro edificio che potre costruire. La mia idea o, piuttosto, la direzione in cui procedo è quella di una costruzione e di una strutta chiara - e ciò non vale solo per un problema specifico, ma per tutti i problemi architettonici che affronto. Personalmente sono del tutto contrario all'idea secondo cui un edificio particolare debba avere un carattere individuale. A mio avviso dovrebbe piuttosto essere dotato di un carattere universale, determinato dal problema generale che l'architettura si sforza di risolvere". [L. Mies van der Rohe]

Solo un uomo di grande talento potrebbe spiegare il suo progetto in questo modo. La realtà è che questo edificio ha un grande carattere compositivo, l'autore accentua la gravità progettando una grossa fascia chiusa all'estremità superiore, conferendogli un peso ottico estremamente  forte e poi come se non bastasse alleggerisce la base. Retto da degli spilli, questo grattacielo otticamente "pesante", sembra mantenersi in piedi per miracolo. Portare all'estremo i contenuti significa tirarne fuori la personalità.





martedì 22 gennaio 2013

premi e blogger!


Ancora una volta premiata! Che dire la vita da blogger mi fa trovare sempre in belle situazioni ed anche questa volta il premio viene da Alessandra di Golosità Vegane e vuole che io risponda a queste domande:

- colore:  rosso

- numero:  sette

- animale:  cane 

- drink non alcolico:  premuta d'arancia

- fb o twitter:  entrambi dipende da cosa ho bisogno

- passioni:  l'architettura, la fotografia, la cucina e la lettura

- ricevere o fare regali:  tutt'e due!!!

- modello:  come architetto costruire secondo natura, un'idea di sostenibilità che non vuol dire per forza nuove tecnologie ma soprattutto capire se realmente serve una nuova costruzione "less is more";  come stile di vita la macrobiotica capire e leggere i tempi del proprio organismo e ribaltarli all'esterno.

- giorno della settimana:  lunedì

- fiore:  tulipano


Ed ora bisogna girare il premio ad altri blogger!

- sugarless

- straight edge fam

- la via macrobiotica

- ad un soffio da me




lunedì 21 gennaio 2013

orecchiette alla verza


La verza è di stagione quindi è bene farne una bella scorpacciata! Contiene vitamina A essenziale per la vista e la pelle, facendo parte della famiglia dei cavoli contiene anche vitamina C fondamentale per il sistema immunitario e in più ha con se la vitamina K importante per la coagulazione del sangue. Ricca di sali minerali, quest'ortaggio ha pochissime calorie.

200 g di orecchiette
    1    verza piccola o metà grande
    1    carota
    1    cipolla
    1    ciuffo di sedano
    1    bicchiere di pomodoro a pezzettoni
    1    peperoncino
          olio
          sale

Pulire la verza, lavarla e tagliarla a striscioline. In una padella mettere olio, peperoncino e battuto (cipolla, carota e sedano) fate rosolare per pochi minuti e aggiungere il pomodoro. Cuocere per qualche minuto e aggiungere la verza con 1/2 bicchiere di acqua. Coprire con coperchio, abbassare la fiamma e far cuoce molto lentamente. Quando la verza sarà cotta salare e togliere il coperchio per far asciugare il sugo in eccesso (la verdura tende a scaricare acqua). Cuocere le orecchiette, scolarle e versarle in padella, mescolare e servire!







domenica 20 gennaio 2013

quadrotti ai datteri


Se c'è una cosa che adoro del periodo invernale è la frutta secca, ricca di oli essenziali e proteine, i datteri poi sono una passione da sempre. Quelli in scatole di polistirolo, confezionati per la grande distribuzione, sono buoni ma se si ha la fortuna di assaggiare quelli che arrivano dai palmeti del Nord Africa o dall'Iran, sono il triplo per grandezza e bontà. Freschi poi, sono indescrivibili...
Visto che mi è avanzato dal periodo natalizio una confezione di questi datteri "commerciali" ho pensato ad un dolce, ipercalorico!

250 g di datteri
200 g di farina 0
200 g di farina di grano duro
500 g di acqua (se è necessario anche un po' in più)
250 g di zucchero di canna
  80 g di margarina o burro di soia
    1    bustina di lievito per dolci
    1    bustina di vanillina
    1    pizzico di sale
    1    cucchiaino di bicarbonato
    1    cucchiaino di aceto di mele

Snocciolare i datteri e frullarli con dell'acqua, quanto basta per ridurli in crema, in una ciotola lavorare lo zucchero con il burro, aggiungere i datteri e la restante acqua. a questo punto aggiungere le farine, il bicarbonato, il sale e la busta di vanillina il tutto mescolato prima per ultimo l'aceto e il lievito. Imburrare uno stampo, infarinare (io uso il pangrattato per quest'operazione, non la farina) e infornare in forno riscaldato a 180° per 50 minuti prova stecchino.

Per la crema:
50   g di cacao in polvere
250 g di latte di soia
100 g di zucchero (la dolcezza l'assaggiate man mano)
    1    noce di margarina o burro di soia
    1    cucchiaio di farina
    4    cucchiai di rum (di meno o di più a seconda dei gusti)

Mescolare cacao farina e zucchero insieme alla margarina in una pentola dal fondo spesso su fuoco basso, aggiungere lentamente il latte e mescolare sempre fino a che non viene a bollire, aspettare un minuto poi spegnere (se si sono formati grumi basta usare il frullatore ad immersione!). Aggiungere il rum e versare sui quadrotti su piatti da portata.


Questo quadrotto color nero, accentuato dalla crema al cacao ancor più scura, mi ha spinto a pensare al Padiglione temporaneo di Peter Zumthor, commissionato dalla Serpentine Gallery  nel 2011 di Londra. E' un ortus conclusus, ovvero, un giardino nel giardino. 
Con questa struttura scura, apparentemente monolitica, dagli ingressi sfalsati, l'autore ha voluto privilegiare gli elementi sensoriali ed emozionali dell'architettura. Dalla composizione, alla qualità dei materiali utilizzati come il legno, il tessuto e la sabbia e , con l'utilizzo sapiente della l'illuminazione naturale, è riuscito a disegnare un percorso fatto di luci ed ombre, silenzioso e mistico, che porta ad un grande giardino al suo o terno progettato dal paesaggista olandese Piet Oudolf, un ambiente sereno dove ogni tipo di pianta trova vita e cresce rigogliosa incurante di cosa accade all'esterno.




 

domenica 13 gennaio 2013

crocchette al finocchietto


Eccomi di rientro dopo una lunga assenza, imperdonabile lo so, ma quando si subisce un intervento al naso, per migliorare la respirazione, vi assicuro che i cibi non si assaporano. L'olfatto è una cosa importantissima anche per il gusto! 
Ritorno con un classico, che ha un aspetto da crocchè e un sapore e un profumo stuzzicante come quello del finocchietto.

100 g di farro 
    6 cucchiai di fagioli borlotti lessati
    1 costa di sedano
    1 carota
 1/2 cipolla
    1 presa di semi di finocchietto
    1 cucchiaio di farina
       pangrattato
       olio 
       sale

Cuocere il farro normalmente, tritare la carota, la cipolla e il sedano e cuocere in una padella con un cucchiaio d'olio. Aggiungere i fagioli e il farro cotto al soffritto e mescolare. Far insaporire il tutto cuocendo a fiamma bassa per qualche minuto e poi, spegnere il fuoco. Con un frullatore ad immersione, dare qualche "frullata" al composto che deve risultare amalgamato ma non cremoso. A questo punto aggiungere la farina e il finocchietto. Per avere una forma allungata bisogna versare il composto raffreddatosi su carta argentata, arrotolare e lasciare in frigo per una mezz'ora. Successivamente preparare e scaldare un cucchiaio d'olio in padella e rosolare le crocchette dopo averle prima passate nel pangrattato.






   
 

mercoledì 12 dicembre 2012

easy cavolfiore


Se non avete tempo da perdere e dovete cucinare, questo è quello che fa per voi!

1 cavolfiore
   pangrattato
   olio
   sale

Rompere il cavolfiore in fiori più piccoli, lavare e tagliare ognuno per metà in modo da avere una parte piatta. In una teglia posizionare il cavolo (con la parte piatta verso il basso), irrorare d'olio, spolverare con il pangrattato e infornare a 200° fin quando non saranno dorati. Il sale verrà aggiunto a metà cottura. 

La famiglia dei cavoli (verza, cavolfiore, cavolo nero,cavoletti di Bruxelle, cavolo rapa) contiene moltissima vitamina C, e come gli agrumi, sono piante invernali adatte in questo periodo perchè prevengono lo stato influenzale. In più il cavolfiore al vapore o centrifugato, è indicato a chi ha problemi di stomaco, bruciori e gastriti. 
   

bolle ripiene


Visto che non mi piace fare cose semplici ho deciso di modificare un semplice preparato per veg_burger bio che mi è stato gentilmente omaggiato alla vittoria del contest di Golosità Vegane.

200 g di preparato per veg_burger
200 g di acqua
    2    cucchiai di olio
          tofu speziato (anche i cubetti del tofu sott'olio vanno benissimo)
          pangrattato
          
Mescolare il preparato con l'acqua e l'olio e lasciare riposare per 15 minuti. Preparate delle palline, schiacciarle e posizionare al centro il tofu, richiuderle, arrotondarle tra le mani e passarle nel pangrattato. Infornare a 200° in teglia oleata fin quando non saranno dorate.

A Genova c'è uno dei porti più belli del nostro paese, è il porto di Renzo Piano, costruito in occasione del G8 del 2001, con la sua Biosfera che domina nel mare. Un bolla con una struttura di acciaio e vetro ubicata direttamente sul mare e con all'interno un ambiente naturale tropicale, una vasta varietà di piante e di piccoli animali. Il sistema di condizionamento della bolla è posizionato in un blocco sotto la struttura e poi all'interno ci sono vele che si muovono in base alla luce solare e permettono, così, di evitare l'irradiazione diretta del sole.





martedì 11 dicembre 2012

risotto agli agrumi


L'inverno è la patria degli agrumi, sarà per questo che adoro tanto l'aria fredda e secca, il cielo  azzurro sgombero da nuvole e il sole tiepido. I limoni, arance, mandarini, pompelmi e tutti le specie che fanno parte della categoria apportano al nostro organismo grandi quantità di vitamina C, fondamentale in questo periodo perché crea barriere contro gli stati influenzali. Non c'è niente da fare, la natura reagisce e ci difende con i suoi frutti di stagione in stagione. E camminando per giardini segreti, chiusi uno dentro l'altro come matriosche, vado raccogliendo quello che mi serve per questo risotto.

320 g riso
    1 l  brodo vegetale (opzionale)
    1 limone bio
    1 arancia bio
    1 pompelmo bio
    1 cipolla
    1 pugno abbondante di nocciole sgusciate
    1 noce di burro di soia/margarina
       sale
       olio

Lavare gli agrumi e con un pelapatate sbucciarli almeno per metà. Le bucce dovranno tagliate a striscioline dalla parte corta e  poi fatte rosolare in una padella con olio e cipolla per qualche minuto senza che nulla si bruci. Prendere il riso, e tostarlo nella stessa padella, poi aggiunger il brodo poco alla volta mescolando pochissimo. Il riso, in caso di risotti, non dovrebbe mai essere mescolato poiché altrimenti si rischia una cottura non uniforme. Appena pronto, lasciare asciugare quasi tutto il brodo, unire una noce di burro/margarina e mescola energicamente per mantecare. Servire con una bella spolverata di nocciole tritate.

In tutto il sud europa, in particolare nel nostro paese abbiamo grandi varietà di agrumi che padroneggiano nei nostri giardini. Il sud Italia ne è pieno, dalla Campania alla Sicilia l'oro giallo è fonte di ricchezza dei territori e purtroppo anche di storie legate a sfruttamento di persone  se solo si pensi tutto quello che è successo a Rosarno,  qualche tempo fa.


Anche il nord era attento e da Roma in su si costruivano limonaie anche nelle migliori ville settecentesche, vere e proprie serre d'inverno dentro casa perchè gli agrumi erano considerati piante ornamentali. La limonata generalmente era una struttura esterne collegate da scale in pietra, una massiccia muraglia la chiudeva da tre parti, garantendone l'esposizione verso est-sud est. 
Il tetto, spiovente all'indietro, s'appoggiava sui pilastri, legati tra loro, o con la muraglia, da grossi puntoni di castagno, del diametro di circa 30-40 cm, detti sparadossi.
In vista dei primi freddi, a novembre si cominciava a coprire per proteggere i frutti dal freddo. Gli elementi che servivano per la strutture erano le assi per il tetto e per il fronte solare, le assi di mezzo, le vetrate e le portiere.
Le assi erano in abete, spesse 3 cm, larghe circa 20 cm e lunghe 5-6 m. Se ne accostavano due, se ne posava sopra una terza e si chiodavano insieme lungo la linea dei travetti più piccoli. Sul fronte solare si procedeva alla copertura sfruttando come orditura le tre travi in larice, tra loro parallele, inserite nei pilastri. Tra un pilastro e l'altro si fissavano in genere 5-6 assi di mezzo, 2-3 vetrate e 2 portiere. Le tavole di mezzo, erano costituite da due assi sovrapposte, inchiodate, una più stretta dell'altra in modo da formare una controbattuta. 
Le vetrate, formate da un telaio e da traversine in legno di abete venivano appoggiate sempre per il lungo ai mesì e fermate con asticelle, in legno, girevoli intorno ad un chiodo. Le portiere erano semplici tavole accostate in piano e unite con chiodi su tre asticelle trasversali; provviste di cardini, erano apribili. 








sabato 8 dicembre 2012

zuppa di miso


La zuppa di miso è una costante. Ormai la bevo quasi tutte le sere e ogni giorno che passa divento, per me, sempre più brava nel prepararla. Sono più accorta e precisa nelle dosi e nella cottura. Un classico della cucina macrobiotica perché dona equilibrio all'organismo, il miso di soia, poi, è un ottimo concentrato di proteine ne basta un cucchiaino a persona e abbiamo soddisfatto gran parte del nostro fabbisogno giornaliero. Importante è sapere che una pianta si divide in radice, fusto e foglie ebbene, ora, nella nostra zuppa devono esserci tutte e tre le componenti.

1    carota
1/2 cipolla
1    fungi shitake
1    pezzetto di alga wekame
1    cucchiaino di miso di soia
1    cucchiaino di succo di zenzero
      foglie di sedano

Pulire e tagliare la cipolla e la carota, nel frattempo mettere a bagno l'alga e il fungo per ammorbidirli e poi tagliarli. Preparare in pentola l'acqua (1 tazza abbondante), versare le verdure , l'alga e il fungo e sobbollire per 10 minuti. Trascorso il tempo, aggiungere le foglie di sedano e lasciar cuocere altri pochi minuti. Prendere un po' di brodo in una tazzina e sciogliere il miso, spegnere sotto la pentola e versarlo. Il miso non deve mai cuocere altrimenti se ne perdono i principi nutrizionali. A questo punto aggiungere il succo di zenzero lasciare riposare e servire.


venerdì 7 dicembre 2012

miglio zucca&ortica


La zucca è protagonista indiscusso di zuppe e minestre ma con il miglio è un classico. In questa ricetta ho voluto rompere la tradizione a favore dell'innovazione, mantenendo la base storica "miglio&zucca", aggiungendo altri ingredienti per esaltare i primi.

Per 4 persone
200 g di miglio
   2     tazze di zucca cotta
   1     fascio di ortica
 16     olive
   2     pugni di pinoli
1/2     cucchiaino di curry
          brodo vegetale (opzionale)       
          peperoncino
          sale
          aglio
          olio

In una padella mettere olio, aglio, curry, peperoncino, pinoli, zucca e le foglie di ortica. Fare rosolare fino a quando l'ortica non sarà cotta e il tutto insaporito. Aggiungere dell'acqua o del brodo vegetale e versare il miglio prima lavato sotto l'acqua fredda. La cottura sarà come preparare un risotto quindi il liquido andrà aggiunto mano a mano e il tempo di cottura si allungherà rispetto a quello descritto nella confezione. Cotto il miglio spegnere, aggiungere le olive snocciolate e lasciar riposare per qualche minuto prima di impiattare. 

Sapete che a Milano, nella periferia nord orientale, c'è un posto vicino via Lepanto dove insistono le case ad igloo o anche dette case a zucca, e la casa a fungo risalenti al 1946, dell'ingegnere Mario Cavallè (pensavate fosse un architetto, vero?) 


Non c'è che dire, davvero stravaganti abitazioni costruite, dopo che l'avvocato Mario Cerati, redattore de IL Secolo, diffondeva un editoriale di forte impatto sul tema degli alloggi e delle case popolari, nel quale sosteneva che se molto era stato fatto a vantaggio delle classi operaie, niente era stato invece fatto a vantaggio della piccola e media borghesia.
Così nacque il Villaggio dei Giornalisti, fatto da case circolari di diametro di 7,5 metri e altezza di poco superiore ai tre metri, con un’estensione di 45 mq. Piano aggiuntivo interrato e giardinetto circostante. Rotondità in contrasto con le linee verticali dei palazzi, che lì svettano oltre i 4 piani. 
Non discuto, era il dopoguerra e si sa, l'Italia viveva un periodo sicuramente duro, ma si preparava di qui a poco, al boom economico degli anni sessanta quindi la sperimentazione, la voglia del "nuovo a tutti i costi" è giustificata (forse), oggi è inaccettabile. 
Il termine - inventare - viene da in e venire e significa "scoprire cercando"e, proprio l'architettura come arte del costruire non può più creare dal nulla, ma deve inventare, cercando nella tradizione le soluzioni ai problemi odierni, contestualizzandoli con il giudizio critico. E' decisamente più difficile.




          
   

giovedì 6 dicembre 2012

gnocchetti rosa


Vi ricordate la precedente ricetta, quella della torta al cacao e crema di pere? Beh, che si fa quando il cous cos usato per la crema avanza? Certo non lo si butta, sono contro gli sprechi di ogni tipo, riuso, reinvento qualsiasi cosa, è più forte di me non riesco a buttare se prima non mi sono spremuta le meningi e fatto uscire una nuova idea. Ritornando al cous cous stracotto che da farcitura della torta è diventato un piatto salato e rosa!

1  ciotolina di cous cous stracotto
3  cucchiai di pomodori a pezzettoni
    farina (manitoba, 00, semola di grano duro)
    lenticchie bollite
    sedano 
    semi di papavero
    peperoncino in polvere
    aglio
    olio

Frullare il cous cous con il pomodoro, aggiungere la farina e impastare. La farina va aggiunta fino a quando, lavorando l'impasto, questo, non si attacca alle mani. Far riposare la palla rosa e preparare le lenticchie che dopo bollite, verranno insaporite con aglio, olio e sedano. Riprendere l'impasto e formare tanti budelli del diametro di 1,5 cm circa e tagliare a dadini. Bisogna sempre che l'impasto stia su un piano sporco di farina altrimenti si attacca. A questo punto si può mettere sul fuoco la pentola con l'acqua, aspettare che venga a bollire, salare e colare gli gnocchetti. Appena questi fanno ritorno a galla, scolare. Infine, in un piatto versare le lenticchie e sopra adagiare la pasta che sarà condita con un filo d'olio, una spolverata di peperoncino e un pizzico di semi di papavero. 

Post dedicato ad Oscar Niemeyer, grande architetto brasiliano, scomparso oggi. Nella foto c'è un'immagine della Cattedrale di Barasilia, del 1970. Costole di cemento amato in una struttura iperboloide che svettano verso il cielo, unite fra loro da vetrate colorate. Nessun altro pilastro, nulla, una struttura autoportante che libera lo spazio interno decisamente suggestivo.


mercoledì 5 dicembre 2012

torta al cacao e crema alla pera


Un compleanno organizzato all'ultimo minuto in una serata di pioggia battente diventa una bella cena tra pochi intimi, vino, risate e una torta a sorpresa! Non avendo tutti gli ingredienti, mi sono dovuta arrangiare con quello che c'era e la memoria di proporzioni già sperimentate.

Per la torta
250 g di farina
200 g di zucchero di canna
150 g di acqua
  80 g di olio di semi di mais
  50 g di cacao
    1 cucchiaino di bicarbonato
    1 cucchiaino di aceto
    8 g di lievito per dolci
    1 bustina di vanillina
    1 pizzico di sale

Per la crema
3/4 di bicchiere di cous cous
   2 pere mature
   1 bustina di vanillina
      zucchero
      la buccia di un limone

Unire tutti gli ingredienti solidi in una terrina e quelli liquidi in un'altra tranne l'aceto e il lievito. Mescolare bene, riscaldare il forno, ungere e infarinare una teglia*, versare il composto e infornare a 180° per 50 minuti. Nel frattempo cuocere in abbondante acqua il cous cous fin quando non è stracotto, sbucciare e frullare le 2 pere, aggiungere il cous cous con un cucchiaio e lo zucchero a velo, poco alla volta , frullare e di tanto in tanto assaggiare. Deve diventare una consistenza simile alla classica crema pasticcera. A questo punto versare in un contenitore aggiungere la vanillina e la buccia di limone e mescolare in modo da donargli sapore. A questo punto la torta sarà pronta, una volta raffreddata, tagliarla e farcirla al suo interno, spolverarla con zucchero a velo e gustarla nel vero senso del termine.

*quando infariniamo lo stampo è meglio usare il pangrattato finissimo al posto della farina, la torta viene via molto più facilmente e non resta umidiccia o bianca ai bordi e sotto. Un piccolo trucco della mamma.



Una torta di compleanno è tale perché circolare, non esiste un compleanno senza una torta che non sia tonda, la forma è importante per l'uso o, in questo caso il significato di convivialità, amicizia, il cerchio pone nella condizione di stare tutti alla stessa distanza, di avere ognuno uguale importanza per l'altro ed è anche una sorta di protezione dall'esterno e introspezione all'interno. nulla può sfuggirci in un cerchio. La visione è completa.


Nel 1943, Herbert Jacobs, giornalista del giornale di Milwaukee e professore di giornalismo presso la University of California, Berkeley, e sua moglie Katherine hanno ordinato il secondo progetto affidato all'amico Frank Lloyd Wright. 
Il primo progetto presentato da Wright della casa fu respinto dalla coppia, per ragioni del tutto comprensibili, soprattutto per quanto riguarda la spesa della bolletta energetica.
Wright, si sentì sotto sfida e iniziò a disegnare un progetto che rispondeva a queste domande, così la sua proposta riformulata, abbracciava gli stessi principi delle case usoniane, ma anche un progetto nuovo di riscaldamento solare passivo e raffreddamento naturale, che definì come "Emiciclo Solare" - Semicerchio Solare - nota anche come casa Jacobs II. La casa, costruita tra il 1946-1948, fu dichiarata nel 2003 Patrimonio Nazionale.

                                          piano terra


                                           piano superiore

Il piano terra, fronte giardino esposto a sud è circolare, e sui lati nord, est e ovest c'è un terreno alto, in salita per l'altezza delle finestre del secondo piano, disposte come un lucernario. Questa elevazione della terra ha la funzione di proteggere la casa dai venti freddi del nord in inverno. Il giardino anteriore, leggermente al di sotto del livello della casa, crea una pressione differenziale di aria che devia il vento e la neve in alto e lontano dalle aperture in vetro di grandi dimensioni sulla facciata esposta a sud.


La forma semicircolare riduce di circa l'8% il calore prodotto dalla luce solare rispetto alla linea di costruzione. L'arco aiuta a sostenere la parete nord, con una notevole riduzione dei costi di costruzione. Sempre questa forma circolare non consente ai venti freddi di penetrare all'interno della parete esterna in vetro, riducendo così la perdita di calore. Inoltre il semicerchio dà anche un senso accogliente verso l'interno e di privacy rispetto all'esterno.









martedì 4 dicembre 2012

finocchi al vino e carote al sesamo


Con il freddo che fa questo piatto è un po' azzardato ma se si vuole rimaner leggeri per non compromettere un pomeriggio lavorativo è perfetto, ed è perfetto anche come semplice contorno in un pasto più abbondante. 

2 finocchi
4 carote
4 foglie di radicchio
1 bicchiere di vino bianco
1 cucchiaino di lecitina di soia
4 cucchiai di olio
1 cucchiaio di aceto di mele
sesamo
sale

Pulire e lavare e tagliare a metà i finocchi, metterli in una padella con 1 cucchiaio di olio e farli rosolare. Aggiungere 1 bicchiere d'acqua e cuocerli per cinque minuti, appena si sarà asciugata l'acqua versare il vino e farlo evaporare. Versare ancora un'altro bicchiere d'acqua e cuocere ancora finché i finocchi non risultino morbidi e colorati.
Intanto, pulire le carote, tagliarle con il pelapatate da farle sembrare delle tagliatelle e condirle con una miscela sbattuta di lecitina di soia, olio, aceto e sale. Posizionare in un piatto una foglia di radicchio e all'interno mettere le carote condite con una spolverata di sesamo (tostato in forno precedentemente), accanto adagiare il finocchio tagliato al momento a fette.


lunedì 3 dicembre 2012

dischi di tofu


Giornatacce direbbero i più perché piove, il vento è freddo e andar girando per strada non è proprio del tutto indicato, non per me che adoro l'aria gelida che scuote dentro e fuori. Stamattina, però, è uscito il sole, si è presentato con calma, in tarda mattinata, sapendo di avere grossa responsabilità sui nostri umori. La ricetta di oggi è composta da dischetti di tofu, tondi come il sole, ideali per un secondo leggero o un antipasto.

100 g  tofu (per 6 dischetti da 4 cm di diametro)
   1     cucchiaino abbondante di olio
   2     cucchiai di semi di zucca
          pepe*
          noce moscata*
          curcuma*
          cumino*
          chiodi di garofano in polvere*
          cannellain polvere*
          sale*

Mettere tutti gli ingredienti nel frullatore, tranne i semi di zucca, e frullate fino ad ottenere un composto omogeneo. Col composto bisogna formare delle palline che poi appiattirle e impanarle con i semi di zucca che precedentemente devono essere stati tritato grossolanamente. Lasciar riposare i “dischi” in frigo per qualche ora e il gioco è fatto! 

* Il quantitativo delle spezie è a gusto personale.


Il "disco" mi ha fatto pensare al Padiglione russo della Biennale di Architettura. L'allestimento estremamente suggestivo, su due livelli, racconta, attraverso dei fori che illuminano l'interno, le 37 città chiuse create in Unione Sovietica, nel periodo della guerra fredda dal 1945 e 1989, per la ricerca scientifica. Certo, in forte controtendenza rispetto agli altri padiglioni che come tema predominante avevano quasi tutte la crisi economica ed anche un po' di ipocrisia considerando come oggi si vive in Russia dove c'è un Presidente, Vladimir Putin, da tre mandati, un piccolo zar, che vieta e severamente punisce la libertà di espressione. e per questi motivi nei giorni della biennale, davanti al padiglione russo ci sono state performance di protesta contro la carcerazione delle Pussy Riot arrestate con l'accusa di "teppismo e istigazione all'odio religioso" per aver messo in scena, nella Cattedrale di Cristo Salvatore, un'esibizione non autorizzata contro la rielezione di Putin denunciando brogli elettorali. 



giovedì 29 novembre 2012

ceci a dita


Sano, leggero e stuzzicante! Davanti ad un bel film o come antipasto questi ceci al rosmarino sono l'ideale e soprattutto non appartengono alla categoria "schifezze confezionate".

ceci lessati
olio
sale
pepe
aglio
rosmarino tritato

Lessare i ceci, colarli e tentare di asciugarli con un po' di carta assorbente. Mescolare in una ciotola l’olio con le spezie, versarvi i ceci e delicatamente mescolare. Preparare una teglia con la carta da forno, adagiare i ceci e infornare a forno preriscaldato a 180°. Il tempo è relativo, questi in foto sono rimasti circa 20 minuti e sono croccanti fuori e morbidi dentro. Servirli caldi!




sabato 24 novembre 2012

crumble novembrino


Niente di meglio di un dolce di rapida esecuzione, leggero, sano e proteico, che potrebbe benissimo sostituire la colazione del mattino.

Per un tegame di coccio di 16 cm di diametro
150 g quinoa
   1     mela gialla
   2     pere
1/2     limone
   2     cucchiai di zucchero di canna
   1     cucchiaio di cannella
   1     pugno di pinoli
   1     pugno di gherigli di noci
   1     pugno di uvetta
   2     cucchiai di olio di semi di mais

Cuocere la quinoa secondo le indicazioni riportate sulla confezione, avendola prima accuratamente sciacquata. Lasciare raffreddare e intanto sbucciare e sminuzzare le noci e i pinoli. Sbucciare e tagliare a tocchetti la mela e le pere e metterle in una terrina con il succo di limone, sgocciolare e poi unire uno dei due cucchiai di zucchero di canna, la cannella, le noci, i pinoli e l'uvetta. Mescolare bene e versare nel tegame da forno. A questo punto prendere la quinoa e amalgamarla all'olio e l'altro cucchiaio di  zucchero, versarla sopra la frutta e mettere in forno a 180° fino a quando la quinoa non risulti ben dorata e croccante.



Il crumble, come processo, non è altro che un rivestimento che nasconde cosa c'è sotto, cosa lo regge. Il rivestimento, in architettura, ha dato luogo a molti dibattiti, si sono battuti grandi architetti del nostro secolo per aver affermato di essere contro o meno il rivestimento. Mentre il  Movimento Moderno tendeva a denunciare la struttura mettendola spesso in evidenza, facendola diventare decoro tettonico, come Mies van de Rohe nella New National Gallery di Berlino, dove la struttura in ferro è tutto, elemento portante e decorazione, senza mezzi termini ma con un'estrema eleganza. Anche nelle architettura di Le Corbusier dove la struttura di cemento a faccia vista diventava espressione. 


Al contrario uno degli esponenti principali del decostruttivismo, Frank O. Gehry, copriva la struttura delle sue opere con un rivestimento, una pelle sottile di altro materiale in modo da far percepire la leggerezza dell'edificio, l'idea che si mantenesse per chissà quale strano volere degli dei, e invece dietro c'è una struttura complessa e di estrema precisione. 



Nello scegliere, è questione di linguaggio, non esiste  una scelta giusta o sbagliata, l'importante è che sia eticamente corretta, che rientri nell'architettura che è somma di tante cose: fruibilità, staticità, bellezza, economia, le principali. Senza pensare che anche il contesto determina le scelte. Fare architettura non è cosa semplice, parlare di architettura è impegnativo, mentre parlare sull'architettura è quanto di più sbagliato.